Set 20

La Microarea di Zindis (Muggia) per l’anno 2018/2019 sarà una delle sedi del progetto “Tutta mia la città 2” realizzato dall’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste (ASUITs) nell’ambito del Servizio Civile Universale, il cui bando di partecipazione è aperto fino al 28 settembre. 

Il Servizio Civile si rivolge a ragazzi tra i 18 e i 28 anni e li invita a collaborare con i servizi sul territorio e ad agire come cittadini attivi nel contesto sociale di riferimento in maniera responsabile e solidale. 

Il Progetto “Tutta mia la città 2” ha la finalità di consolidare alcune iniziative già avviate negli anni precedenti dall’ASUITs e ha come obiettivo la creazione di circuiti virtuosi di scambio, inclusione e solidarietà all’interno di alcune aree individuate come a maggior rischio di marginazione sociale e con un alto numero di problematiche relative alla sfera socio-economica. “Tutta mia la città 2” vuole creare circuiti virtuosi per cui le persone, abitanti e volontari, si attivano nel loro territorio e così facendo sentono proprio quel territorio, sentimento che li porterà ad impegnarsi per migliorare il contesto abitativo in cui operano. I destinatari del progetto, insieme ai volontari, saranno così attori protagonisti e non strumenti passivi della sua realizzazione.   

Fin dal 2008 l'area territoriale di Zindis è stata protagonista di un processo di rivitalizzazione e riqualificazione, che ha interessato l'assetto dei servizi pubblici (socio-sanitari, sociali, della casa), le condizioni abitative e di vita nel rione, la volontà di favorire una maggiore conoscenza dei problemi e delle opportunità di sviluppo della comunità e del territorio, la promozione di nuove forme di sinergia tra Ente pubblico e privato sociale che ha portato all’avvio della Microarea nel 2011. 

I ragazzi tra i 18 e i 28 anni potranno presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di Servizio Civile Nazionale, da scegliere tra quelli inseriti nel bando, pena l’esclusione.

È previsto un riconoscimento economico di 433,80 € mensili.

La domanda di partecipazione va presentata entro le ore 18.00 del giorno 28 settembre 2018 presso l’Ufficio Servizio Civile - Direzione dei Servizi Sociosanitari - in via Giovanni Sai 1-3, 34128 Trieste (Stanza 120 - 1° piano) nei seguenti orari: 

Lunedì e mercoledì, 14.00-17.00

Martedì e giovedì, 10.00-14-00

Venerdì 28 settembre, 14.00-18.00

Per altre modalità, per accedere alla documentazione e per ulteriori informazioni visitare il sito: http://www.asuits.sanita.fvg.it/it/azienda_informa/servizio_civile/2018_servizio_civile_nazionale.html

La Microarea di Zindis (Muggia) per l’anno 2018/2019 sarà una delle sedi del progetto “Tutta mia la città 2” realizzato dall’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste (ASUITs) nell’ambito del Servizio Civile Universale, il cui bando di partecipazione è aperto fino al 28 settembre.

 

Il Servizio Civile si rivolge a ragazzi tra i 18 e i 28 anni e li invita a collaborare con i servizi sul territorio e ad agire come cittadini attivi nel contesto sociale di riferimento in maniera responsabile e solidale.

Il Progetto “Tutta mia la città 2” ha la finalità di consolidare alcune iniziative già avviate negli anni precedenti dall’ASUITs e ha come obiettivo la creazione di circuiti virtuosi di scambio, inclusione e solidarietà all’interno di alcune aree individuate come a maggior rischio di marginazione sociale e con un alto numero di problematiche relative alla sfera socio-economica. “Tutta mia la città 2” vuole creare circuiti virtuosi per cui le persone, abitanti e volontari, si attivano nel loro territorio e così facendo sentono proprio quel territorio, sentimento che li porterà ad impegnarsi per migliorare il contesto abitativo in cui operano. I destinatari del progetto, insieme ai volontari, saranno così attori protagonisti e non strumenti passivi della sua realizzazione.   

Fin dal 2008 l'area territoriale di Zindis è stata protagonista di un processo di rivitalizzazione e riqualificazione, che ha interessato l'assetto dei servizi pubblici (socio-sanitari, sociali, della casa), le condizioni abitative e di vita nel rione, la volontà di favorire una maggiore conoscenza dei problemi e delle opportunità di sviluppo della comunità e del territorio, la promozione di nuove forme di sinergia tra Ente pubblico e privato sociale che ha portato all’avvio della Microarea nel 2011.

 

I ragazzi tra i 18 e i 28 anni potranno presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di Servizio Civile Nazionale, da scegliere tra quelli inseriti nel bando, pena l’esclusione.

È previsto un riconoscimento economico di 433,80 € mensili.

 

La domanda di partecipazione va presentata entro le ore 18.00 del giorno 28 settembre 2018 presso l’Ufficio Servizio Civile - Direzione dei Servizi Sociosanitari - in via Giovanni Sai 1-3, 34128 Trieste (Stanza 120 - 1° piano) nei seguenti orari:

Lunedì e mercoledì, 14.00-17.00

Martedì e giovedì, 10.00-14-00

Venerdì 28 settembre, 14.00-18.00

 

Per altre modalità, per accedere alla documentazione e per ulteriori informazioni visitare il sito: http://www.asuits.sanita.fvg.it/it/azienda_informa/servizio_civile/2018_servizio_civile_nazionale.html

Set 07

L'altro giorno abbiamo passato la giornata con il prof. Luciano Carrino, psichiatra con una grandissima esperienza in progetti di sviluppo dei territori, muovendoci, discutendo e riflettendo insieme attraverso i territori dove lavoriamo.

E' tutto inutile quello che facciamo? Si chiede un partecipante di uno dei nostri gruppi di lavoro. Succede, a volte, di chiederselo, perché non è facile ottenere risultati, ma andiamo avanti perché vediamo che le piccole e grandi cose che, con le istituzioni partner, realizziamo, a Muggia hanno da tanti anni un forte impatto nel territorio di Zindis (Microarea Zindis) e si stanno sviluppando anche nel rione di Fonderia, e a Monfalcone (via Volta) e Gorizia (Sant'Anna), pur essendo in una fase molto meno avanzata, stanno già da tempo suscitando importanti occasioni di conoscenza dei territori, confronto fra tutti i soggetti che li vivono, riflessione sui bisogni e sulle possibilità di mettere in campo delle risposte per obiettivi di salute e sviluppo di comunità.

Carrino ha sottolineato il grande valore di cercare con i nostri percorsi di superare le frammentazioni per coinvolgere tutti i soggetti (istituzioni, associazioni, cittadini...) presenti nei territori di cui ci occupiamo. Non lo fa quasi nessuno, ci ha detto, e ce n'è un grande bisogno. Ma ce la faremo? Non è scontato, siamo in una società che si basa sulle frammentazioni e l'esclusione. Si tratta di continuare a provare, costruendo giorno dopo giorno percorsi e progetti condivisi. Vale la pena.

Lug 31

Sviluppare relazioni orientate agli obiettivi comuni è importante non solo all'interno dei singoli territori dove lavoriamo, ma anche fra le diverse persone e soggetti che portano avanti progetti di salute e sviluppo di comunità in territori diversi, sia a livello locale, sia a livello internazionale.

Pantxo Ramas sta lavorando sul fronte internazionale e ha da tempo coinvolto le Microaree triestine in un confronto con esperienze affini a Londra e a Madrid. Recentemente ha organizzato, con l'Università del Kent, due giornate seminariali in Inghilterra per portare avanti questo confronto. Da Trieste hanno partecipato un gruppo di referenti di Microarea dell'Azienda Sanitaria e della Cooperativa Sociale La Collina.

Ci apre la prospettiva, vedere che anche a Londra, con il Progetto Well London - Well Communities (http://www.welllondon.org.uk), come noi a Trieste e dintorni, lavorano nei territori stando vicino a chi li abita, puntando sul partenariato fra i soggetti istituzionali e non e sull'attivazione della cittadinanza, per obiettivi di salute e sviluppo di comunità... E le domande e gli apprendimenti reciproci si moltiplicano.

La capacità del Programma Habitat-Microaree di offrire ai territori una presenza continuativa all'interno di un partenariato interistituzionale solido è qualcosa di non scontato e davvero prezioso, visto da fuori, come anche la capacità delle Microaree, grazie al partenariato che le porta avanti, di facilitare e potenziare la presa in carico delle persone in difficoltà da parte dei servizi sanitari e sociali. Well London invece offre una ricchezza di strategie di comunicazione, progettazione partecipata con i cittadini, formazione dei volontari, valutazione dell'efficacia degli interventi, da cui le Microaree possono imparare qualcosa.

Quindi... lo scambio deve continuare.

Lug 10

Pubblichiamo qui il bellissimo messaggio di Francesco Nicola, che ha partecipato alle iniziative pubbliche che abbiamo organizzato nell'ambito della ricerca azione Sant'Anna (Gorizia) e ha voluto rispondere alla domanda che abbiamo posto a tutti nel nostro libretto dedicato a questo percorso: voi che cosa vorreste che questa storia producesse?

"Io vorrei che questa storia producesse un cambiamento nell'animo della gente troppo attenta a perseguire quei dettami svilenti che da sempre la societa' dei consumi erge ad emblema di vita. Il mio auspicio e' che sul modello di associazioni come la Caritas, la cooperativa sociale Arcobaleno, la Collina, il Grande Carro, l'associazione polisportiva 2001 tutti i cittadini goriziani aprano il cuore al diverso, se di diverso si puo' parlare.
L'uomo moderno immerso nella vita frenetica scandita da impegni, obbiettivi, successi, insuccessi, illusioni, guarda al futuro come via per redimersi dal presente.
Il presente non viene vissuto perche' privo di certezze e speranze, quindi non si ha nemmeno il tempo di conoscere se stessi, figurarsi l'occuparsi del fratello che ha il cuore che sanguina!
Il mio desiderio inoltre e' che i giovani si incontrino nei campi da basket, nelle palestre, in spazi comunitari dove possano vedere film, giocare, suonare, cantare, scrivere, disegnare, raccontare e ridere, ridere, ridere.
Spazi simili gli ha saputi creare la geniale mente di don Alberto nella parrocchia di S.Anna con il campo da basket, una palestra, centri estivi e di ascolto.
Il mio sogno piu' grande e' che per mezzo di questa storia ci sia per certi aspetti un ritorno al passato, quando bastava niente come una partita a calcio svolta lungo la strada della contrada, una a briscola o un'esternazione positiva o negativa della giornata ad unire i cuori delle genti.
Tutto questo viaggio di reminescenze e piaceri all'interno di questo ridente rione goriziano voglio che divenga la forza propultrice del desiderio che impera in ognuno di noi. Mi riferisco a quel desiderio che ha come motore la curiosita' di scoprire il diverso.
Nel mio piccolo mondo di giovane imberbe senza nessuna certezza granitica bramo che questa storia cambi la mia personalita' troppo attenta all'apparenza, all'inseguire vane glorie e colma di passioni inique.
Mi auguro che un giorno riesca a rilassarmi, trovare quella pace interiore, insomma che riesca a stare bene con me stesso come lo sono stato durante la camminata di S.Anna.
Vi saluto con una frase lapidaria che coglie l'essenza di cio' che per me questa storia deve trasmettere:
"Non vivete questo viaggio irripetibile che e' l'esistenza come un dovere continuo mascherato dall'imperativo mors tua vita mea bensi' come una possibilita' di scoperta delle sfumature caratteriali e passionali presenti negli animi anche di quelle persone che la societa' reputa erroneamente come folli."
Francesco Nicola

Apr 20

Da Laboratorio Sui Generis, un articolo di Lorenzo De Vidovich

Pubblichiamo di seguito un articolo dedicato al nostro seminario tenutosi venerdì scorso, 13 aprile 2018, presso l’Università di Milano-Bicocca, intitolato “Ricerca-Azione-Impresa di Comunità. Sviluppi e Nodi delle Microaree”. Curato da Margherita Bono (Cooperativa sociale La Collina, Trieste) e coordinato da Ota de Leonardis, l’incontro ha assunto le forme di una presentazione collettiva da parte dei diversi soggetti coinvolti nei più recenti sviluppi dell’ormai ampio universo delle Microaree triestine, in particolare a Muggia, Gorizia e Monfalcone. Non solo Cooperativa Sociale la collina, ma anche rappresentanti del dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Gorizia (tra cui il direttore Marco Bertoli), volontari del Servizio Civile e abitanti del quartiere di Zindis (Muggia), sede da diversi anni di una Microarea locale, pronta a creare un effetto di contaminazione nei territori circostanti.

La giornata è stata particolarmente significativa non solo per leggere ad analizzare i più recenti sviluppi del Programma Microaree al di fuori del confine triestino, ma soprattutto per aver dato forma ad un confronto fra territori e ricerca, fra abitanti, operatori e studiosi delle tematiche di welfare locale. Le domande, le reazioni e gli interrogativi irrisolti emersi alla fine dell’incontro, rappresentano infatti la ricchezza del patrimonio conoscitivo di carattere comune, che le Microaree hanno saputo costruire nel tempo.

Come portare avanti le pratiche di comunità in un contesto non facile?

La domanda fa da sfondo all’intero dibattito, che si è avviato con una spontanea presentazione di diversi collaboratori attivi nello sviluppo di comunità. Margherita Bono, operatrice della Cooperativa Sociale La Collina, avvia l’incontro con le tre caratteristiche comuni a Muggia, Gorizia e Monfalcone: un approccio aperto e a tutto campo, il coinvolgimento di tutti i soggetti del territorio, l’elaborazione di obiettivi comuni capaci di avvicinare cittadini e istituzioni. Anna Demarchi, referente della Microarea di Zindis, è attiva da anni nel suo territorio, sottolinea come questi tre elementi facciano parte delle dinamiche di rottura dei metodi tradizionali con cui confrontarsi nei percorsi di salute e sviluppo di comunità:

non avere una ricetta è essa stessa una risposta (Anna)

Nicolas e Lorenzo, volontari del Servizio Civile rispettivamente a Zindis e Gorizia (nel quartiere Sant’Anna, dove il mix sociale è contraddistinto ex militari che iniziarono a popolare l’area negli anni ’70 ed ex Jugoslavi in seguito allo scoppio del conflitto balcanico negli anni ’90), evidenziano invece elementi fondamentali nella socialità che caratterizza il mondo delle Microaree, l’approfondita lettura del quartiere e delle sue dinamiche, lo sviluppo di pratiche di associazionismo. Sant’Anna, a Gorizia, si sta infatti adoperando per ricostruire e riproporre lo schema del Programma giuliano anche nell’Alto Isontino. L’esperienza di Monfalcone è invece condivisa da Laura, nel Basso Isontino, del gruppo di ricerca-azione che lavora in sinergia con il Centro di Salute Mentale per la salute e la comunità di un’area a prevalenza anziana (carattere comune dell’intera zona triestino-giuliano).

prendere contatto con associazioni, scuole e cittadini per “sentire il polso” del quartiere (Lorenzo)

Tre nodi, tre questioni fondamentali hanno in particolare guidato la discussione che gli operatori hanno voluto sottoporre a studiosi del Laboratorio Sui Generis e studenti del corso magistrale PROGEST

Siamo dei ricercatori? Siamo dei professionisti? Siamo matti?
Siamo un’impresa? Siamo un ente assistenziale?
Abbiamo molti alleati, o siamo soli?
Difficile trovare una risposta ben circoscritta per ognuna delle domande. Un referente di microarea, ad esempio, è chiamato a fermentare tutte le attività del territorio, mantenendo un certo rigore, ricercando, per l’appunto, persone e competenze utili ad obiettivi comuni. Un’osservazione oggettiva ed approfondita delle dinamiche di quartiere e dei singoli bisogni implica un certo distacco, tipico del comune ricercatore, unito però ad una erogazione, di tipo professionale, di un determinato servizio di comunità e di salute, secondo le linee guida aperte e processuali comuni al Programma Microaree. Sia ricercatori che professionisti, in un contesto che, non bisogna dimenticarlo, è stato teatro di uno dei più importanti processi, anche a livello internazionale, di deistituzionalizzazione psichiatrica, capace di rielaborare e riconfigurare i percorsi per la salute di chi viene comunemente definito matto.

Un’impresa o un ente assistenziale? La risposta non sorge spontanea nemmeno qui, ma è invece frutto dell’incontro fra le caratteristiche di impresa sociale che fanno da sfondo alla logica della Micoraree, ed il servizio d’assistenza quotidiana erogato dagli operatori.

Quando diciamo impresa, ciò che interessa è la produzione di “valore”: non vogliamo fare le cose tanto per fare. Quando diciamo ente assistenziale, intendiamo non occuparci delle persone trattandoli come oggetti passivi” (Margherita)

Uno scambio di domande introduce la terza questione: molti alleati, o una programmazione svolta in solitudine? Il tema è però anticipato da molte questioni cardine, che toccano temi diversi.

Come procedere nel “rendicontare” ad istituzioni che richiedono molta standardizzazione e modalità di tipo quantitativo? Come è stata ripensata la tradizione basagliana alla luce di domande e sfide diverse da quelle che mossero Basaglia a suo tempo?
 Le due questioni sollevate da Emanuele Polizzi introducono i temi della co-progettazione, del partenariato fra diversi attori nelle arene di governance, nell’esigenza di ottenere un ruolo più trainante da parte delle istituzioni nel consolidamento del programma e delle pratiche.

Cosa intendete per “produrre valore”?, si interroga Lavinia Bifulco menzionando l’ormai forte riferimento all’economia che ormai pervade nelle imprese sociali. Come si svolge la riconversione delle risorse economiche? , domanda Raffaele Monteleone. Di risposta, l’attenzione ricade su quello che gli operatori chiamano valore culturale, su cui insiste anche il dottor Bertoli dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Gorizia, che conclude con un invito a consolidare le pratiche delle Microaree.

Dove non arrivano le istituzioni possono arrivare altri enti, e questo processo deve crescere, generando quindi anche una crescita delle risorse. Il futuro è qui, non è né l’ambulatorio né il ricovero ospedaliero, ma in questi percorsi di vicinanza ai cittadini. (dott. Marco Bertoli)

Conclude l’incontro il commento finale di Ota de Leonardis, che getta le basi per un secondo appuntamento, al fine di proseguire nella decostruzione e nell’analisi dei tre nodi presentati da Margherita Bono e i suoi collaboratori.

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