Un punto di vista da Torino

24 Ottobre 2017 Scritto da 
in Zindis

Anche se non riusciamo mai a raccontare sul sito tutto quello che avviene nella Microarea di Zindis, le attività di supporto alle persone più fragili in raccordo con i servizi e sviluppo di comunità stanno come sempre proseguendo intensamente. Lavoro in rete con i servizi, distribuzione di verdure recuperate dal Mercato Ortofrutticolo (ass. Laura), attività di "pulizia partecipata" delle aree esterne del rione, attività laboratoriali e di autofinanziamento autogestite dalle abitanti coinvolte, progetti per i giovani... E una quotidianità in sede ricca di partecipazione e incontri. Ultimamente sono venuti a trovarci da un Centro Studi di Torino e ci hanno dato il loro punto di vista rispondendo per iscritto alle nostre domande. Pubblichiamo qui interamente le loro risposte, che ci sono sembrate molto utili e interessanti:

Chi siete e come mai siete venuti a Trieste e a visitare le Microaree e Zindis in particolare?
Siamo Daniela Gariglio e Davide Bombini, due collaboratori del Centro Studi DiVI (Diritti per la Vita Indipendente) dell’Università di Torino. Ci siamo interessati alle Microaree poiché ci si prende carico della persona nella sua globalità, in maniera ecologica. È l’approccio che abbiamo noi nel nostro lavoro insieme alle persone con disabilità intellettiva: coprogettare insieme con la persona, la famiglia, il contesto sociale e i servizi attivi, un percorso di vita teso al godimento dei diritti. Non ci focalizziamo sugli aspetti di disabilità quando progettiamo. Li mettiamo tra parentesi (che non significa dimenticarsene) per impiegare uno sguardo olistico. Per questo le Microaree ci sono sembrate interessanti da vivere. La scelta di Zindis è dovuta, come spesso accade nella vita, a un insieme di fattori: voluti alcuni e casuali altri. Uno di questi è stata la conoscenza di Margherita, coordinatrice di Zindis, che ci ha raccontato l’approccio impiegato nel lavoro con le persone; e ci è sembrato molto interessante.

Che impressione vi ha fatto il progetto microaree e di Zindis in particolare? Avete suggerimenti da darci per il futuro?
Parlare di che impressione ci abbia fatto è assolutamente complesso da ridurre in poche righe e, forse, non ci sono abbastanza parole per spiegarlo. Abbiamo visto qui (e a Ponziana) un approccio alle persone profondamente umano. Le persone del quartiere possono entrare in Microarea come a casa di un amico accogliente. Trovano persone preparate e professionali che non si barricano dietro alla formalità della loro professione ma danno pieno valore alla dimensione relazionale, fatta da due (o più) persone e dalle loro identità e specificità. Il clima a Zindis è disteso, informale ma mai banalizzante: appena entrati si percepisce complicità tra tutte le persone, un’amichevolezza che permette di sostenere la persona in ogni suo bisogno senza mai svalutarne la dignità, le competenze, i diritti… Le persone, tutte (operatori e non) sono competenti sul proprio quartiere, i problemi e le soluzioni si condividono e si progetta insieme come rispondere alle necessità. Questo, oltre che raro, è un indicatore di buona salute di un servizio, che non dimentica mai che si stia lavorando con persone, dotate di dignità, indipendenza decisionale e competenza sulla propria vita. I suggerimenti per il futuro, con umiltà da parte nostra, non sono precisamente rivolti alla Microarea, ma alle amministrazioni pubbliche: investire di più su queste realtà rende la vita delle persone più felice, aumenta il benessere e previene situazioni gravi di emarginazione. Una ricetta che fa bene a tutti e sul lungo periodo.

Cosa fate a Torino e come lo scambio di Trieste vi può essere utile per il vostro lavoro?
A Torino siamo parte di un Centro Studi Universitario che promuove il diritto alla vita indipendente per tutte le persone con disabilità intellettiva. Il nostro obiettivo istituzionale è orientare le pratiche pubbliche per fare in modo che si trovino modalità personalizzate affinché il diritto sia rispettato in ogni condizione, indipendentemente da gravità, età, genere… Poter osservare la quotidianità delle Microaree ci ha permesso di vedere che esistono buone pratiche che vanno nella direzione verso cui noi tendiamo. Abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulle modalità del sistema organizzativo triestino che vi permettono una presa in carico globale e personalizzata della persona e sulle modalità che utilizzate per formare chi vi è attorno, per mantenere quella tensione etica e politica che fa fare bene il proprio lavoro. Abbiamo osservato per qualche settimana le vostre pratiche e ci portiamo a casa un bagaglio pieno di riflessioni che ci aiuteranno nell’orientare maggiormente il nostro lavoro e nel portare cambiamenti nel sistema piemontese.
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