Giu 24

Da sabato 27 giugno 2020, presso il Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia, è visitabile la mostra “Germi di forma”, personale dello scultore muggesano Villibossi, curata da Massimo Premuda e organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia, per festeggiare gli ottant’anni dell’artista. La mostra presenta sculture e disegni recenti ed è corredata da un catalogo che ripercorre la vita e la ricerca artistica dello scultore dalla metà degli anni Sessanta ad oggi, attraverso le numerose partecipazioni a prestigiosi simposi internazionali di scultura in tutta Europa e attraverso testi storici di Stelio Crise, Sergio Molesi e Giulio Montenero, per arrivare alla produzione su legno dell’ultimo decennio. Nel volume, oltre a un ricco apparato biografico e bibliografico, sono riportati molti pensieri e riflessioni di Villibossi sul duro lavoro dello scultore, e si apre con un sentito augurio da parte del Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Muggia, Laura Marzi: “Una grande mostra per celebrare gli ottant’anni dello scultore Villibossi è sicuramente un’occasione straordinaria per presentare le più recenti sculture e opere su carta dell’artista a dimostrazione della sua inesauribile creatività, ma è anche un’occasione imperdibile per raccontare la sua ricerca artistica così intimamente legata alla sua vicenda umana.

I servizi di accoglienza al pubblico e l'ideazione del catalogo sono a cura della coopertaiva sociale La Collina

Una personale molto attesa per celebrare la carriera di un artista muggesano che, con le sue numerosissime partecipazioni a prestigiosi simposi internazionali di scultura, con gli importanti premi vinti e con le monumentali commissioni pubbliche e private in tutta Europa, ha portato, dalla metà degli anni Settanta fino ad oggi, il nome di Muggia ben oltre i confini nazionali.”

La mostra presenta una ventina di sculture recenti di grandi dimensioni su legno, ma anche su pietra e marmo, a cui vengono affiancati significativi disegni dell’ultimo decennio che integrano il mondo e la poetica dell’artista, e anche tanti bozzetti in terracotta funzionali alla produzione delle sculture in esposizione. La personale si prefigge il compito di rileggere il rapporto fra disegno e scultura nel percorso dell’artista e intende approfondire i temi propri della ricerca di una vita analizzando le sue fonti di ispirazione, in primis la natura in tutte le sue declinazioni. Così Massimo Premuda, curatore della mostra, investiga la figura e la poetica dell’autore: “Pensare a Villibossi, equivale a pensare alla scultura. In particolare, ci piace immaginarlo come un “pellegrino internazionale della pietra”, per riprendere la definizione di Sergio Molesi, intento a ripercorrere le sue numerose partecipazioni a simposi internazionali di scultura in tutta Europa dalla metà degli anni Settanta ad oggi.
Una vita dedicata alle arti plastiche sotto tutte le loro possibili declinazioni, dalla pietra, sua materia d’elezione, fino al legno, sempre più investigato negli ultimi anni. Una rigorosa ricerca artistica di oltre cinquant’anni che proprio nella profonda relazione con la natura e con l’altro da sé trova le sue forme più alte, partendo da una rispettosa osservazione dell’elemento naturale e del materiale organico di cui è intrinsecamente composto, e che genera potenti opere capaci di coniugare e far convivere con esiti felicissimi la spinta naturale e l’intuizione razionale, modellando sculture in cui l’apparente contrasto tra forma e materia sembra mediato dalla natura stessa.
Che Villibossi sia un raffinato scultore e un acuto disegnatore già lo sappiamo, ma ciò che ci interessa investigare in questa mostra, fra sculture e disegni dell’ultimo decennio, è innanzitutto il rapporto fra queste due tecniche nel caso di un artista che è riuscito ad eccellere in entrambe. Si potrebbe cadere facilmente nell’errore di considerare i suoi disegni solo schizzi preparatori, ma si tratta invece di opere autonome e indipendenti nell’euritmica poetica tipica dell’autore. La mostra si propone dunque di superare questa chiave di lettura per valorizzare segni e colori dell’artista, e il secondo punto da indagare è proprio l’estrema coerenza di una ricerca artistica priva di contraddizioni che, dai primi lavori della metà degli anni Sessanta ad oggi, è sempre riuscita a restare in equilibrio fra natura e artificio, organico e razionale, carnalità e astrazione allusiva. […]
La ricerca recente di Villibossi è così ambientata in un’eterna primavera in cui, in una sorta di biomorfismo, viene scandito il tempo vitale dei cicli naturali fra infiorescenze ed effervescenze vegetali, e in cui l’artista, assecondando i ritmi dell’universo, genera dalle materie prime, quali carta, legno e pietra, quei germi di forma propri del suo immaginario.”

Sabato 27 giugno 2020, verranno proposte 4 visite guidate con l’artista alle ore 10.30, 11.30, 17.30 e 18.30 per incontrare l’autore e confrontarsi sulle opere in mostra. Per consentire a tutti di godere della mostra in sicurezza, il pubblico verrà contingentato in gruppi da 18 persone previa prenotazione obbligatoria, scrivendo un’email all’Ufficio Cultura Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o telefonando allo 040 3360340.
La mostra potrà essere visitata a ingresso libero fino a domenica 16 agosto 2020 con il seguente orario: venerdì dalle 17 alle 20, sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, domenica e festivi dalle 10 alle 13.

Ricordiamo infine che i Musei comunali di Muggia hanno riaperto le porte al pubblico dai primi di giugno nel rispetto delle linee guida per contenere il rischio epidemiologico nei musei e nei luoghi della cultura, con nuovi orari e nuove modalità d’accesso.
La prima novità è il cambio degli orari di apertura al pubblico dei musei che vanno a concentrarsi nel weekend e che godono di orari di visita più ampi. Nello specifico il Museo Carà rispetta i seguenti orari: venerdì dalle 17 alle 20, sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, domenica e giorni festivi dalle 10 alle 13.
All’interno dei musei vanno osservate semplici regole che ormai ben conosciamo: si indossa sempre la mascherina e anche i guanti se si sfogliano i cataloghi del bookshop, si possono igienizzare le mani in entrata, si rispetta la distanza di sicurezza di 1m con gli altri visitatori, a eccezione delle famiglie o dei congiunti, e infine si accede ai servizi igienici uno per volta. Inoltre, per garantire il distanziamento interpersonale del pubblico, potranno accedere contemporaneamente al Museo Carà 18 visitatori. È prevista infine anche una nuova modalità d’accesso con la possibilità di prenotare la visita, telefonando allo 040 3360340 o scrivendo un’email all’Ufficio Cultura Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

info e prenotazioni
Comune di Muggia - Assessorato alla Cultura
040 3360340 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.benvenutiamuggia.eu - www.comune.muggia.ts.it

Giu 24

La Cooperativa La Collina sostiene e supporta anche quest'anno il festival IT.A.CÀ VIAGGIATORI E MIGRANTI. Il festival di turismo responsabile si è tenuto per la prima volta anche in FVG a settembre 2019 dove abbiamo affrontato il tema della Restanza. Quest'anno il tema del festival è la BIO-DIVERSITÀ, un tema che riguarda non solo l'ambito ecologico, ma in primis la società globale e il sistema socio-economico dominante.
Nonostante il periodo di difficoltà, da alcune settimane IT.A.CÀ ha iniziato il suo percorso virtualmente permettendoci di ascoltare molteplici voci in grado di mostrarci le bellezze del nostro Paese. Diversi sono i punti di vista e i dibattiti aperti. La fortuna, forse, di questo nuovo modo di viaggiare virtualmente, è quella di poter andare a rivedere tutte le dirette svolte sino ad ora! Le trovate sulla loro pagina fb: https://www.facebook.com/itacafestival/ mentre sul loro sito trovate la storia di questo festival e di tutti coloro che ne fanno parte ma soprattutto come, da ormai più di 10anni, camminano insieme www.festivalitaca.net.

Bio-Diversità significa molto per noi e per questo, insieme a tutte le altre tappe, abbiamo provato a raccontare cosa significhi nel nostro territorio qui: https://www.festivalitaca.net/2020/05/viaggio-tra-la-bio-diversita-delle-tappe-2020/

La speranza è quella di poterci incontrare presto di persona, ma mentre lavoriamo insieme per riuscire a capire quale il miglior modo per conoscere la nostra bio-diversità, vi invitiamo a seguire l'ultima settimana di eventi online e di andare a vedere tutto quello che è stato raccontato nelle settimane passate!

Giu 10

Dalla prossima settimana riprendono i laboratori di comunità con gli abitanti del rione Borgo Ex Fonderia di Muggia.  Per progettarli siamo partiti da uno dei gesti più conviviali e sociali che ci sono mancati durante il lockdown: prendere un caffè e scambiarsi idee e opinioni.  "Il caffè è sempre una buona idea" è un percorso strutturato da due moduli ciascuno di 12 ore: il primo, tenuto da Martina Andriolli, ha come obiettivo riattivare i processi partecipativi della microarea, finalizzato ad attrbuire una dimensione narrativa, estetica e una funzione educativa ai luoghi collettivi.  La proposta innovativa e visionaria è quella di trasformare uno spazio del rione in un vero e proprio ambiente educativo attraverso un approccio ecologico in grado di collegare i pattren istituzionali, i fabbisogni, le competenze e ilpatrimonio di esperienze degli abitanti. Il secondo, a cura di Luca Gabrielli, Lucia Vazzoler e Daria Tommasi, è un percorso espressivo di pittura attraverso l'utilizzo del caffè per l'ideazione libera di immagini naturalistiche. Un workshop dove la dimensione estetica e ludica si unisce alla funzione educativa delle immagini.

I due percorsi sono parte del progetto nazionale “E se diventi farfalla”, un’iniziativa selezionata da Con i bambini Impresa Sociale ONLUS attraverso il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Un caffè è sempre una buona idea 1 

15/06/2020 16 - 18
19/06/2020 10-12
22/06/2020 16 - 18
26/06/2020 10- 12
29/06/2020 16 - 18
03/07/2020 10 - 12


Un caffè è sempre una buona idea 2
15/06/2020 14 -16
19/06/2020 16 - 18
22/06/2020 14 - 16
26/06/2020 16 - 18
29/06/2020 14 - 16
03/07/2020 16 - 18

I laboratori sono gratuiti e si tengono nel piazzale di Via dei Meccanici a Muggia.

Maggiori informazioni sul progetto e sugli eventi "E se diventi farfalla": www.lacollina.org | tel: 3291977795 | mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mag 26

Lunedì 1 giugno 2020 alle ore 17.30 italiane (18.30 in Turchia) in diretta streaming

dal link https://www.youtube.com/watch?v=ggpNTB1XEfk&feature=youtu.be si terrà l’evento conclusivo del progetto “Mavi at Kafè un passo avanti” realizzato dalla cooperativa La Collina, insieme a Conferenza Permanente per la Salute mentale nel Mondo (Co.Per.Sa.M.M.) – ONLUS e ?izofreni Hastalar? ve Yak?nlar? Dayan??ma Derne?i - (Solidarity AssociatioN for Schizophrenia Patients and Their Families) di Ankara, con il sostegno dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Legge regionale 19/2000.

In Turchia, su oltre 79.000.000 di abitanti, più di 700.000 persone soffrono di schizofrenia. Per anni, la Solidarity Association for Schizofrenia Patients and Their Families, è stata un punto di riferimento per i pazienti e le loro famiglie sul territorio. Il Blue Horse Café (Mavi at Kafè) di Ankara è stato ideato nel 2009 come parte di un progetto di riabilitazione.

Da allora, ha dato la possibilità a diverse persone schizofreniche di riappropriarsi di un ruolo attivo nella società, che ne rafforzasse l’ autostima, contrastando i pregiudizi attraverso il contatto diretto dei pazienti con il pubblico. Dalla sua apertura, il Café ha dato lavoro a circa 30 persone, senza però poterne garantire sempre degli stipendi.

Il progetto “Mavi at Kafè un passo avanti” ha costruito un ponte ideale tra l'esperienza basagliana di Trieste e quella di Ankara con lo scambio delle buone prassi triestine.

In Turchia, lo stigma ed il rischio di esclusione sociale, riducono notevolmente l’efficacia delle terapie di cura. Il pregiudizio che “le persone affette da schizofrenia non possano lavorare” è parte integrante del senso comune del paese. Inoltre non esistono leggi che tutelino il loro ingresso o reinserimento nel mondo del lavoro. L’esperienza del Mavi At Kafè (Blue Horse Cafè) pur rendendo possibile l’empowerment dei suoi associati non ne garantisce l’autonomia e indipendenza economica. Lo stigma continua ad essere molto forte, anche perché trattasi di un progetto isolato nel contesto socio politico del paese.

“Mavi at Kafè un passo avanti” ha puntato prioritariamente da un lato a garantire la sostenibilità economica del Mavi at Kafe attraverso un rapporto formativo e di scambio con Il Posto delle Fragole, con l’obiettivo di creare nuove opportunità lavorative remunerate per le persone svantaggiate e di favorire una gestione “imprenditoriale” del locale e dall’altro a dare vita, con la collaborazione di Radio Fragola, ad una start up radiofonica comunitaria in grado di raccontare e diffondere l’esperienza del Mavi At in Turchia.

Nel corso della diretta streaming l’intero progetto sarà ripercorso insieme ad alcuni dei protagonisti. Sempre in questa occasione sarà presentato il documentario prodotto da Aysegül Selenga Taskent e Delizia Flaccavento, che ne racconta le fasi.

Apr 10

Sono a Trieste e mi ritrovo ad imparare parole italiane. Radio Fragola e Lucia mi piacciono talmente tanto che al di là dell’inglese, dell’italiano e del turco mi tuffo in una lingua completamente nuova. Mi sembra di cominciare la giornata prima di tutti. Ci aspetta un programma molto intenso, ma mi sveglio presto per scattare fotografie, così faccio anche il mio programma personale. Sono consapevole di ogni attimo di questo intenso programma e questa consapevolezza mi fa bene. Imparare la storia delle cooperative sociali e visitare il roseto è così prezioso…
Bisogna ridefinire i colori. Anche se è difficile interpretare in modo diverso gli odori e i suoni, bisogna provarci, lo sento. Il colore azzurro non è solo azzurro. È profondo e sentimentale. Quando è tranquillo dice “salutatemi tutti i miei amori”; quando è scontroso, invece, dice “non ho neanche un gatto”. È profondo e scopre; è profondo e insegue le sue passioni, non sa neanche una poesia a memoria semplicemente perché vuole assaporare poesie nuove. È la libertà, la novella, passi coraggiosi. L’azzurro non è solo il colore delle nostre ali. L’azzurro non è solo il mare, il cielo, è nel contempo anche la terra.
Quando torno in Turchia riusciremo a creare Radyo Mavi At? Apriremo la nostra radio nonostante tutto? Forse che abbiamo tutte queste difficoltà quasi insormontabili perché ridefiniamo il colore azzurro e la libertà? Mentre camminavo verso il faro di Trieste ho perso l’orientamento. Ad Ankara ho perso l’orientamento quando sono arrivati il computer, le cuffie, il microfono, l’apparecchiatura per la registrazione dell’audio, quando ho usato il registratore per la prima volta e quando ho lavorato alla musica per il programma radio. Non penso che controllare razionalmente le situazioni in cui ci troviamo sia una priorità, una cosa indispensabile. So che le mie esperienze vissute sono dei giochi mentali e scrivendo adesso penso a Gadamer, alla definizione di “gioco”, al concetto della “precomprensione” e all’idea che esista una relazione tra esperienza ed essere aperti all’esperienza e all’apprendimento.
Il colore azzurro c’era quando il professor Haldun ha ascoltato il primo tentativo di podcast e ha detto “è fatto bene”; quando Aysegul ha scritto i suoi commenti sulla musica di Radyo Mavi At e quando ho lavorato a quella musica con Kursat e Murat; ogni volta che il mio sguardo ha incontrato quello di Delizia; e nella risposta di Meral quando le ho chiesto il suo parere sulla radio. Il colore azzurro c’era anche quando Mehtap e Zehra mi hanno detto di non agitarmi; nell’aiuto del signor Selman; nella poesia che ha scelto Serkan per la radio; nella passione di Volga quando parla della radio ad altre persone; e nelle domande di Seyda. In questo modo l’azzurro che abbiamo ridefinito è il colore non solo della libertà ma anche della creatività.
Lo slogan di Radyo Mavi At è “aggiungi i tuoi sogni alla vita”, perché noi crediamo nei sogni tanto quanto crediamo nella vita. Per favore fate più domande, giovani! Per favore non accettate la vita, i sogni e le risposte così come sono! Più domande fate, più curiosi diventate e più saprete ragionare attraverso un colore azzurissimo. Più domande fate, più vi accorgerete che il sapere conoscibile è immenso e ogni tanto rendervene conto vi metterà in crisi, ma la vita comincia con questa consapevolezza. Date la vostra definizione personale ai colori, ai suoni e agli odori…
La nostra natura è la nostra libertà. Non abbiate paura di essere voi stessi, di essere diversi, la vita comincia qui. Ad Ankara o in un’altra città del mondo ridefinite la vostra casa, il vostro viaggio, i colori, i suoni, il vostro stato d’animo. Quando vi trema la voce e vi agitate tanto da non poter proseguire il vostro discorso, tutto diventerà più difficile... Accettate questa verità e talvolta tremerete talvolta lascerete che il vostro discorso s’interrompa, però sappiate che queste esperienze vi renderanno la persona che siete. Credete nei vostri sogni, la verità comincia qui. Credete nel vostro viaggio, la costruzione della vostra casa comincia proprio in quel momento.
Le emozioni belle e intense che il Mavi At Kafe ci dà da anni ci rende più forti. Durante il suo intervento al Congresso Internazionale su Società e Schizofrenia ad Ankara, la dottoressa Giovanna Del Giudice ha detto: “Quando aumenteranno i Cavalli Azzurri in Turchia, non sentirete più la necessità di vedere l’Italia e di venire a Trieste”. Lo stesso giorno Giovanna ha anche detto: “Avete bisogno di contatti forti”.
Mi viene in mente il processo attraverso il quale la farfalla esce dal bozzolo, la necessità della lotta nel bozzolo perché le ali diventino più forti; mi viene in mente la poesia di Melih Cevdet Anday dal titolo “L’Ufficio Telegrafico”; mi vengono in mente le parole di Ursula K. Le Guin; mi vengono in mente le parole del professor Haldun: “Tutto richiede tempo e impegno, anche comprendere il mondo interiore di chi soffre di schizofrenia”...
Abbiamo fatto domande, abbiamo fatto passi avanti, abbiamo stabilito contatti, siamo diventati più forti.

La forza interiore, la forza che viene dal collaborare, la forza che viene dal saper fare si sono unite e oggi il cavallo azzurro corre a Trieste, ad Ankara e a Balikesir. Esiste una lingua della guarigione completamente nuova. In questa lingua della guarigione noi non siamo “malati”, ma degli individui resi esperti dalla propria esperienza. Un giorno tutti coloro che vorranno parlare questa lingua ne utilizzeranno le parole, le frasi e le regole grammaticali con consapevolezza. Le persone guarderanno al significato della libertà. Impareranno a non ripetere a memoria, faranno passi avanti tramite domande, mettendo in discussione. Per poter essere fluenti in questa lingua, prima dovranno capire che la libertà guarisce e poi dovranno interiorizzarlo.
Quando il dottor Franco Basaglia ha pensato che i manicomi potevano solo essere chiusi, aveva assolutamente ragione. Anche il dottor Haldun Soygur ha ragione quando afferma che questa lingua della guarigione è umana.

Yasemin Senyurt
11.03.2020
Ankara
Traduzione dal turco di Riza Tunc Ozben
Fotografie di Delizia Flaccavento

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